
«Èarrivato a casa scioccato e infreddolito dopo 6 km al gelo. Ci ha messo un’ora, aveva due zaini, nevicava ed era già buio. È una cosa allucinante». Sole Vataro è la mamma di Riccardo, il bimbo di 11 anni fatto scendere dall’autobus a San Vito di Cadore perché sprovvisto del biglietto speciale Olimpiadi di 10 euro. «L’autista dice che non ricorda l’episodio. È chiaramente una strategia. Detto questo: non vi sembra assurdo che anche gli studenti, i lavoratori, chi vive in montagna e già sopporta molte difficoltà debba pagare 10 euro?».

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Ci sono tanti aspetti incongruenti in questa storia. Ed è interessante raccontare come i grandi eventi abbiano poi ricadute sul quotidiano delle comunità montane, anche in situazioni limite come la mancanza di senso di responsabilità da parte di un semplice autista. Perché se la scintilla che ha fatto deflagrare il caso è l’atto incomprensibile di un adulto che lascia a piedi un bambino uscito da scuola in mezzo alla neve, l’altro problema riguarda l’equilibrio necessario per far funzionare la macchina del kolossal sportivo senza alterare la quotidianità di chi la montagna la vive tutto l’anno.
«Io non avevo capito che questi biglietti fossero in vigore per gli studenti – riprende infatti la madre – Pensavo che fossero legati agli eventi sportivi e che i bambini fossero esonerati, anche perché avevo preso dei carnet a metà settembre e in biglietteria mi avevano detto che valevano sempre anche nelle corse speciali. Se ho sbagliato a informarmi non la deve pagare mio figlio». Per fortuna Riccardo è un atleta, pratica sci agonistico e anche se molto infreddolito, ha capito che sarebbe stato più prudente andare sulla ciclabile, lontano dalle macchine e dai pericoli.
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«Ha voluto stare a casa un giorno, non si sentiva bene. Per fortuna a scuola ha trovato il supporto dei suoi compagni di classe. Anche lo sdegno mediatico lo ha aiutato, si è sentito capito. Adesso dice che non vuole più salire sul pullman, credo sia normale. Speriamo gli passi». Le indagini intanto procedono. E l’autista è stato sospeso.
«La società ci ha detto che l’autista del gruppo La Linea (cui Dolomiti Bus ha appalta i servizi speciali per le Olimpiadi) ha riferito di non ricordare l’evento, penso che stia prendendo tempo perché non sa come uscire dall’impasse. Voglio sottolineare che Dolomiti Bus è stata gentilissima: dal servizio clienti mi hanno dato ragione. Sono consapevoli che l’autista ha sbagliato. Mi ha un po’ tranquillizzata questa cosa: la mela marcia nel cesto c’è sempre. Detto ciò non trovo assolutamente giusto che i bambini residenti che vanno a scuola debbano pagare dieci euro come il turista che va a vedersi la cerimonia di apertura. Siamo in montagna, le strade spesso sono un problema, non abbiamo un altro mezzo pubblico oltre al pullman, togliere servizio a residenti, studenti e lavoratori è scandaloso».
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