
La famiglia del bosco, a due giorni dall’inizio della perizia sulle competenze «genitoriali» di madre e padre, Nathan e Catherine Trevallion, denuncia l’assistente sociale nominata dal Tribunale, Veruska D’Angelo, che è curatrice dei diritti dei tre figli minori. Riporta il Corriere della Sera che gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas hanno presentato un esposto all’ordine degli assistenti sociali e all’ente regionale da cui dipende l’ufficio del comune di Palmoli dove l’assistente sociale lavora.
Secondo quanto riporta il documento Veruska D’Angelo «non ha svolto il proprio incarico con l’imparzialità richiesta dal ruolo». Viene definita «ostile», nell’atteggiamento, alla famiglia Trevallion. «Avrebbe interpretato le proprie mansioni con negligenza», incontrando i Trevallion e i loro figli solo cinque volte negli ultimi mesi. Dal 20 novembre la famiglia è separata. I bambini sono nella casa di accoglienza a Vasto, in cui vive anche la madre Catherine che può vederli in tre momenti della giornata «per un tempo estremamente limitato», mentre il padre può visitarli tre volte la settimana.
La perizia sui genitori voluta del tribunale dell’Aquila e fissata per il 30 gennaio. 120 giorni è il tempo fissato per i risultati.
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Sul tema è stato sentito dal quotidiano milanese anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia. «Ho appena visionato il documento dell’autorità garante per l’infanzia circa il prelevamento dei minori. Mi pare che la gestione da parte dei servizi della vicenda della famiglia nel bosco presenti contraddizioni. Dovremmo fare una riflessione su come tutto è stato gestito dai servizi. Oltretutto assistiamo a un incredibile prolungamento del tempo del dolore di tutti a causa dei problemi tecnici della perizia».
Nei giorni scorsi aveva parlato l’avvocata Daniala Solinas, uno dei due legali incaricati dai coniugi Trevallion di seguire il caso della sospensione della responsabilità genitoriale. «Questi due genitori sono ormai in una situazione di enorme stress – dice nell’intervista – situazione che non potrà non influire sull’esito di una consulenza. Sono 60 giorni che la madre vive in una situazione protetta, con le proprie abitudini di vita stravolte, vedendo i figli per un tempo limitato».